Diagnosi ortodontica

Prima classe

Le malocclusioni di prima classe scheletrica sono caratterizzate da una corretta relazione delle basi ossee (mandibola e mascellare superiore) e da un’occlusione posteriore, a livello dei molari corretta.

Tra le varie malocclusioni, sono le più semplici e veloci da trattare.

Possono essere presenti tutti i problemi ortodontici propri delle altre classi (seconda e terza), come il morso profondo, l’affollamento dentario, il morso crociato, il morso aperto o inestetismi della posizione dei denti.

Seconda classe

Le malocclusioni di seconda classe scheletrica sono caratterizzate da una discrepanza della basi ossee (mandibola e mascellare superiore) per cui la mandibola è troppo indietro o il mascellare superiore è troppo in avanti, o ambedue le possibilità.

Si realizza pertanto una malocclusione detta di seconda classe scheletrica, nella quale i molari superiori sono troppo in avanti rispetto agli inferiori e devono essere rimessi al posto giusto durante la cura. In più possono essere presenti tutti gli altri problemi ortodontici comuni alle altre classi (prima e terza), quali gli affollamenti dentari, il morso aperto, il morso profondo, il morso crociato etc.

Costituiscono la maggior parte delle malocclusioni che si presentano all’ortodontista e richiedono un trattamento che sia centrato sulla correzione della relazione molare.

Terza classe

La terza classe scheletrica è una discrepanza tra le basi ossee mascellari (mandibola e mascellare superiore) che non si relazionano correttamente tra di loro, essendo o la mandibola troppo in avanti o la mascella superiore troppo indietro o entrambe le cose. Naturalmente i denti non possono chiudere correttamente tra di loro e per questo si realizza una malocclusione scheletrica detta di “terza classe”. La gravità o meno di questa condizione risiede nel patrimonio genetico del paziente, infatti vi sono casi in cui la mandibola cresce sempre di più ed altri in cui la discrepanza non evolve in maniera significativa. Anche la familiarità positiva per la stessa malocclusione indica un quadro evolutivo potenzialmente più grave. Una delle caratteristiche più importanti nel valutare il quadro evolutivo del paziente è l’età di insorgenza della malocclusione: a che età ci siamo accorti che è presente una terza classe?

Più il paziente è piccolo (4-5anni) più il quadro è grave. Infatti la mandibola non cresce in maniera lineare durante l’arco della vita, essendo poco sviluppata nei primi anni di vita, per poi cominciare a crescere verso il picco puberale (11-14 anni) e a portarsi nella sua posizione definitiva alla fine dello stesso.

Dunque, quando si osserva una discrepanza di terza classe scheletrica all’età di 5 anni, siamo sicuramente solo all’inizio dello sviluppo della malocclusione, che tenderà a peggiorare inesorabilmente man mano che il paziente raggiungerà e poi supererà il picco puberale di crescita.

L’ortodontista, nella cura di questi bambini, deve porre l’accento sull’intervento precoce, anzi precocissimo, mediante apparecchi in grado di realizzare correzioni “ortopediche” dei mascellari ed evitando pertanto di utilizzare gli apparecchi mobili o gli elastici interarcata, che hanno scarsa influenza sulle basi ossee.

Una volta terminata la permuta dentale (dopo i 12 anni) il trattamento è sempre considerato tardivo e le possibilità di correzione ortopedica delle basi ossee si riduce notevolmente. In questi casi, dovremo assicurarci del grado di maturità scheletrica del paziente (attraverso una radiografia del polso e della mano) e decideremo in base alle indicazioni, se effettuare una terapia con maschera facciale (crescita ancora a disposizione) o con elastici interarcata di terza classe (effetto ortopedico nullo).

Disturbi cranio-mandibolari

Il termine disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) racchiude una varietà di situazioni che coinvolgono i muscoli della masticazione e l’articolazione temporomandibolare (ATM), nonché le componenti tissutali limitrofe. Il sintomo più frequente associato ai ATM è il dolore localizzato ai muscoli della masticazione, alla zona preauricolare, e/o alle articolazioni temporomandibolari (ATM) e può essere dovuto a trauma (al viso), artrite infiammatoria o degenerativa o al fatto che la mandibola viene spinta fuori posizione quando il paziente mastica o deglutisce. A volte, i muscoli della masticazione, attorno all’articolazione temporomandibolare possono andare incontro a spasmo, causando dolori alla testa ed al collo e difficoltà di apertura della bocca. I pazienti possono avere anche un’apertura limitata o asimmetrica della bocca e rumori articolari che vengono descritti come cliks, crepitii o schiocchi articolari. Come in altre patologie, la conoscenza del decorso naturale della malattia è necessario per guidare la terapia. Molti sintomi si risolvono con il passare del tempo ma in una percentuale non trascurabile di casi può passare un anno o più.

La terapia è volta a:

  Riduzione del dolore

  Miglioramento della limitazione funzionale

  Rallentamento della progressione della malattia

La terapia conservativa è la più indicata nella terapia dei ATM. Questa può includere cambiamenti di abitudini, medicamenti orali per il dolore, iniezioni antinfiammatorie ed apparecchi intraorali rimovibili. La chirurgia è riservata a quei casi che non subiscono miglioramenti con la terapia conservativa.

I disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) richiedono un approccio multidisciplinare.

Come molti altri disturbi muscoloscheletrici, i segni ed i sintomi dei ATM possono essere transienti ed autolimitanti. Per questo una terapia conservativa è da prediligere mentre terapie invasive, di ricostruzione occlusale o di chirurgia sono da scongiurare.

Il team che si occupa dei ATM è costituito dall’ortodontista, dal fisioterapista e dallo psichiatra. Ciascuna di queste figure deve avere una preparazione specifica nel campo della gnatologia, in quanto i ATM costituiscono delle alterazioni molto peculiari che richiedono un approccio specialistico.

  L’ortodontista è richiesto in quanto è lo specialista dell’occlusione e del delicato rapporto tra condilo articolare e fossa e può anche intervenire a fine cura, qualora fosse necessario un trattamento ortodontico per stabilizzare l’occlusione.

  Il fisioterapista è richiesto per controllare la componente dolorosa muscolare, spesso associata ai ATM

  Lo psichiatra invece ha il compito di controllare lo stato di ansia o di depressione che spesso accompagna e sostiene queste sindromi.

  il chirurgo maxillo-facciale interviene solo in casi specifici, laddove la terapia funzionale non abbia portato benefici al paziente.

  l’odontoiatra interviene solo se. alla fine della terapia funzionale, fosse necessario ripristinare elementi dentali mancanti o modificare il tavolato occlusale (raro)

Disordini temporomandibolari, comprendono

  Disordini muscolari:

  Sono quei dolori, diffusi al collo, regione auricolare, testa, spalle etc. che sono causati da problemi temporo-mandibolari e che beneficiano di una terapia gnatologica

  Incordinazioni condilo-meniscali:

  Sono quelle alterazioni intra-articolari dell’ATM, che riguardano il menisco ed il condilo, accompagnate da dolore e possibili conseguenze, anche gravi, per l’articolazione stessa. Richiedono un approccio specialistico multidisciplinare. Alcune di queste alterazioni dipendono da un disallineamento o alterazione della connessione del disco sul condilo, altre da un’incompatibilità tra le strutture articolari del condilo, del disco o della fossa e altre ancora da una sovraestensione di strutture relativamente normali oltre il limite del loro movimento fisiologico. Il dolore che ne deriva è detto artralgia e siccome l’articolazione è sprovvista di terminazioni nervose, questo deriva dai nocicettori dei tessuti che circondano l’articolazione: i legamenti discali, i legamenti capsulari e i tessuti retrodiscali.

  Incompatibilità strutturali delle superfici articolari dell’ATM:

  Alcune alterazioni da disallineamento discale derivano da rapporti inesatti fra le superfici articolari. Un’alterazione di queste superfici, sia per insufficiente lubrificazione, sia per aderenze sviluppatesi sulla superficie stessa, altera questo movimento. La principale caratteristica clinica che consente di differenziare questa condizione dal disallineamento discale è la presenza di una notevole sintomatologia durante il movimento mandibolare

  Alterazioni flogistiche articolari:

  A differenza delle alterazioni da disallineamento discale, nelle quali il dolore è spesso momentaneo e legato al movimento articolare, le flogosi sono caratterizzate da un dolore intenso e costante accentuato dal movimento.

  Artrosi:

  A lungo andare l’articolazione temporo-mandibolare (ATM) può andare incontro a perforazione del disco e ad artrosi. Nei casi più gravi, quando l’apertura della bocca si riduce drammaticamente, l’unica terapia possibile è la chirurgia dell’articolazione. se ne vuoi sapere di più

Chirurgia Ortognatica

Vengono affrontate tutte le problematiche di quei casi ortodontici che richiedono la Chirurgia Maxillo-Facciale.

In particolare l’allungamento (mandibular advancement) e l’accorciamento (set back) della mandibola ma anche l’espansione chirurgica del palato, la riduzione del sorriso gengivale (eccesso verticale del mascellare o gummy smile) etc.

Questi interventi di chirurgia ortognatica, possono essere necessari laddove vi è una discrepanza scheletrica tra le basi ossee mascellari e la sola Ortodonzia non è sufficiente.

Anche chi li affronta solamente per risolvere un problema estetico, deve comunque mettere l’apparecchio ortodontico per prepararsi all’intervento.

Tutti i casi chirurgici affrontano il seguente iter:

  Impronte, foto e radiografie per lo Studio del Caso

  Piano di Trattamento con sequenza programmata delle cure e decisione preliminare sul tipo di chirurgia da effettuarsi per risolvere la malocclusione (previsione fotografica del risultato da raggiungere)

  Inserimento di apparecchio fisso su entrambe le arcate

  Livellamento ed allineamento di tutti i denti in una posizione il più ideale possibile (togliere tutte le compensazioni presenti e disporre i denti con una giusta inclinazione)

  Quando la posizione dentale appare soddisfacente, prendere nuove impronte e verificare il corretto combaciamento delle due arcate sui modelli in gesso

  Richiesta di nuove radiografie prechirurgiche

  Simulazione della chirurgia ortognatica sul tracciato cefalometrico mediante mascherine trasparenti

  Simulazione della chirurgia ortognatica sui modelli in gesso montati in articolatore

  Simulazione della chirurgia ortognatica su nuove foto del paziente

  Misurazione degli spostamenti scheletrici da effettuare con la chirurgia

  Fabbricazione di bite chirurgico

  Formulazione del nuovo Piano di Trattamento Chirurgico

  Chirurgia Ortognatica

  Degenza ospedaliera (circa 1 settimana)

  Dimissione ed ulteriore settimana a casa a riposo

  Ripresa delle normali attività (dopo 15 giorni dall’intervento)

  Ortodonzia post-chirurgica (dai 3 ai 6 mesi circa)

Togliere l’apparecchio ortodontico e dare gli apparecchi mobili dicontenzioni per almeno 1 anno (da portarsi di notte)



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